Signum Crucis

La mostra Signum Crucis. Memoria & contemporaneità, realizzata in sinergia con i Musei Diocesani di Sicilia nell’ambito del progetto “AMEI per Costantino”, nasce sull’onda delle celebrazioni del XVII centenario dell’Editto di Milano, quando nel 313 d.C. l’imperatore Costantino accordò a tutti gli abitanti dell’impero “la libertà di seguire la religione che ciascuno crede, affinché la divinità che sta in cielo, qualunque essa sia, a noi e a tutti i (…) sudditi dia pace e prosperità”.

Nel corso dei secoli, la raffigurazione di Cristo crocifisso, dal Triumphans al Patiens, è mutata in alcuni particolari, ma non nell’essenza. I Cristi medievali erano altamente drammatici, connotati da un corpo estremamente scarno, emaciato, straziato dai segni della Passione e coperto da un lungo perizoma. Questo è ancora presente, ad esempio, nel Cristo, esposto in mostra, in legno policromo datato al XV secolo, ma legato a prototipi più antichi. In Sicilia, nel periodo rinascimentale, la raffigurazione della Crocifissione presenta il Cristo fortemente umano e dalle proporzioni anatomiche equilibrate, a volte grandiosamente eroico che non subisce più passivamente il martirio, ma lo affronta conscio della propria missione per la salvezza dell’umanità. Per effetto dei canoni artistici promossi dalla Controriforma alla fine del Cinquecento la figura del Cristo in croce diviene immagine che esprime contemporaneamente bellezza spirituale e fisica. La rappresentazione barocca del Crocifisso si manifesta, nell’Isola, con una duplice formulazione iconografica che propone sia la mistica mortificazione del Cristo medievaleggiante, tema commovente e carico di forza espressiva, che l’esaltazione del Dio-uomo, Salvatore eroico dalla grande potenza morale.

La mostra al Museo Diocesano ha previsto una selezione di Croci e Crocifissi, alcuni già in esposizione permanente, altri solitamente custoditi nei depositi e in questa occasione presentati al pubblico per la prima volta, altri ancora di collezioni private. Le opere mostrano l’abilità raggiunta dalle maestranze artistiche isolane nel corso dei secoli e la loro versatilità nell’uso di materiali differenti quali oro, argento, avorio, corallo, cristallo di rocca, pietre preziose, alabastro, lapislazzuli, tartaruga, legno, tessuto.

Tra le tipologie proposte, le Croci d’altare sono caratterizzate da un basamento generalmente tripode, modellato analogamente ai candelieri ai quali si associavano. Le Croci astili, purtroppo prive dell’originario supporto, in generale propongono capicroce con articolati elementi decorativi. La devozione personale alla Croce indusse anche la realizzazione di reliquiari che talora assumono connotazioni di particolare ricchezza con l’impiego di oro e pietre preziose. In mostra sono anche Croci da parete, utilizzate come capezzali, e Croci pettorali, segno del ministero episcopale.

In esposizione sono pure riproduzioni della crocifissione di Cristo tratte da volumi a stampa: la Collectio eorum quae secreto et alias in missae sacrificio fere communiter dicuntur commissionata dall’arcivescovo Ludovico I Torres nel 1571 corredata da incisioni del pittore miniaturista dalmata Giulio Clovio; la Descrizione al tempio di Monasterio di Santa Maria Nuova di Monreale di Michele Del Giudice del 1702 con le incisioni del palermitano Gaetano Lazzara; il volume con la litografia del SS. Crocifisso della Collegiata di Monreale; le grandi tavole di Domenico Benedetto Gravina che riproducono l’intero complesso musivo del Duomo normanno. Una particolare attenzione merita il preziosissimo Breviarium, codice membranaceo miniato degli inizi del XV secolo attribuito a scuola veneta-cretese, donato alla Cattedrale dal Cardinale Ludovico II Torres.

L’itinerario della mostra è completato dall’esposizione di manufatti strettamente legati alla figura di Cristo crocifisso, come la corona di spine, la gioia del costato, i chiodi, i simboli della Passione.

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© Museo Diocesano di Monreale 2016