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Orologio con lo stemma Braschi e Altieri

Esecuzione dei lavori Antonino Aurelio Piazza

Provenienza Palermo, collezione Renda Pitti.

Collocazione Museo Diocesano di Monreale

Oggetto Orologio con lo stemma Braschi e Altieri

Materiale ebano, lapislazzuli, pittura su legno, madreperla, avorio, pietre dure, turchese e bronzo dorato

Misure Cm  70 x 180 x 41,5

Datazione terzo quarto del XVII secolo con aggiunte del XVIII secolo (quadrante) e del XIX secolo (movimento e basamento)

Attribuzione Maestranze dell’Italia centro-settentrionale

Inizio Lavori 7/02/2011

Fine Lavori 18/02/2011

 

L’orologio, acquistato da Salvatore Renda Pitti, proviene verosimilmente dal mercato antiquario. È composto dall’orologio vero e proprio, realizzato da maestranze dell’Italia centro-settentrionale del terzo quarto del XVII secolo, poggiato su un mobiletto ottocentesco che fa da pendant. Il manufatto, impreziosito da rivestimento in ebano, è decorato da lapislazzuli, madreperla, avorio, pietre dure e turchese che creano deliziosi ornati fitomorfi. La piccola anta è dipinta con l’allegoria del Tempo accompagnato da puttini. Nella sezione apicale, timpanata, trova posto lo stemma delle famiglie romane Braschi e Altieri affiancato da una coppia di putti in bronzo dorato. Il movimento dell’orologio, non coevo, è da collocare cronologicamente tra le fine dell’Ottocento e gli inizi del XX secolo. Era ed è tuttora frequente, nell’orologeria, la sostituzione del movimento d’origine con un altro compatibile quando gli ingranaggi non possono più essere riparati. Nel caso in esame, il meccanismo seicentesco è stato sostituito con un prodotto di orologeria industriale, privo di suoneria e senza particolari pregi meccanici. È un movimento a pendolo con suoneria su campana delle ore e delle mezze, a ruota partitora, carica a molla e scappamento ad ancora, di durata settimanale.

Dopo la rimozione delle lancette, il movimento dell’orologio è stato estratto dalla cassa. Ciò ha rilevato che si tratta di un movimento non coevo alla stessa, bensì ascrivibile alla fine XIX-inizi XX secolo, di fattura francese della tipologia nota come “parigina”. A seguito dello smontaggio, i singoli ingranaggi sono stati puliti, rimuovendo l’ossido; sono stati quindi rimontati, lubrificando l’estremità dei poli degli assi delle ruote. Le platine sono state anch’esse pulite dall’ossido, asportando il vecchio olio di lubrificazione, ormai secco, che ostruiva i fori ove insistono i poli degli assi delle ruote. Infine, il movimento è stato rimontato nel suo alloggiamento ed è stata nuovamente registrata la lunghezza dell’asta del pendolo.

 

Dott. Lisa Sciortino    Dott. Maria Reginella

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