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Sarcofago

Esecuzione dei lavori Antonella Teresi    

Provenienza Palazzo Arcivescovile di Monreale

Collocazione Museo Diocesano di Monreale

Oggetto Sarcofago

Materiale marmo

Misure cm 121 x 36 x 35

Datazione fine II - inizi III secolo

Attribuzione maestranze romane

Inizio Lavori 1 febbraio 2010

Fine Lavori 1 marzo 2010

 

Il piccolo sarcofago, a cassa parallelepipeda e privo di coperchio, è ascrivibile a maestranze romane di fine II-inizi III secolo ed è relativo ad una sepoltura infantile. I fori presenti sulla sezione frontale indicano il riutilizzo del manufatto come fontana. Il bassorilievo che impreziosisce l’opera rappresenta la gara di quattro bighe guidate da Amorini. La corsa si svolge in un circo, come dimostrano alcuni particolari elementi a corredo della scena: le metae a tre corni, attorno a cui si effettuavano i giri previsti dalla gara, e le sette ovae tolte una per volta ad ogni compimento del giro di pista. Nella raffigurazione del bassorilievo, uno dei carri in corsa si ribalta sbalzando l’auriga dal cocchio. Il vicino spartor, in segno di disperazione, si porta la mano ai capelli. In secondo piano sono tre Amorini vestiti da iubilatores; in basso, altrettanti in veste di spartores.

Il sarcofago presentava segni di danneggiamento causati dall’adattamento a fontana. La pulitura è stata effettuata utilizzando metodologie e prodotti adeguati, senza alterare la materia costitutiva del manufatto lapideo. Il manufatto è stato spolverato a secco con l’ausilio di pennelli morbidi e pulito con acqua deionizzata. La rimozione dello sporco grasso è stata effettuata con detergente anionico (twin 20) diluito in acqua deionizzata al 2%. La pellicola grigiastra, formatasi sul marmo, è stata rimossa attraverso l’applicazione localizzata di impacchi emollienti di argilla assorbente (sepiolite) con interposizione di fogli di carta di riso. Le macchie di diversa natura presenti sul sarcofago sono state attenuate mediante l’applicazione di impacchi di polpa di cellulosa impregnata di soluzione di carbonato di ammonio in acqua deionizzata al 10%.

Sono stati poi rimossi i residui di calce, cemento ed altro mediante l’utilizzo di bisturi a lama mobile. Medesimo intervento è stato effettuato per le incrostazioni calcaree delle mineralizzazioni da deposito, rimosse con l’uso di minitrapano e di micromolecole a grana fine.

Le polveri, ricche di ossido ferroso, sono state rimosse a secco per evitare che, con l’acqua di lavaggio, espandessero ulteriormente le macchie rossastre.

In ultimo, è stato eseguito un trattamento protettivo con l’applicazione di un sottile strato di cera microcristallina disciolta in alcool incolore.

 

Dott. Lisa Sciortino            Dott. Maria Reginella

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