sarcofagosarcofagosarcofagosarcofagosarcofagosarcofagosarcofagosarcofago

Sarcofago di Guglielmo II

Esecuzione dei lavori Cesare Tinì, Guia Airoldi

Provenienza Cattedrale di Monreale

Collocazione Museo Diocesano di Monreale

Oggetto Sarcofago

Materiale marmo

Misure cm  240 x 115 x 150

Datazione metà III secolo

Attribuzione maestranze romane

Inizio Lavori 13 dicembre 2010

Fine Lavori 25 marzo 2011

 

Il cosiddetto Sarcofago di Guglielmo, privo del coperchio, è ornato sulla sezione frontale da decorazione caratterizzata da una serie di scanalature ondulate ripetute e convergenti al centro, dove è raffigurato un vaso. Il sarcofago, a vasca, presenta su ogni angolo un leone dalla ricca criniera immediatamente seguito dal cacciatore. L’animale è raffigurato nell’atto di atterrare e trattenere per il collo un asino selvatico. L’opera è ascrivibile a botteghe romane della metà del III secolo. Durante l’episcopato di Domenico Benedetto Balsamo, chiamato a reggere la Diocesi dal 1816 al 1844, il sarcofago, trasformato in fontana e collocato nel giardino del Palazzo Arcivescovile, fu sormontato dallo stemma dell’alto prelato attorno a cui gira l’iscrizione AUGUSTOS CINERES VILLELMI HÆC URNA MANEBAT HUNC SALUTEM FONTEM CONDECORARE DATUM.

Il sarcofago presentava vistosi segni di danneggiamento causati dall’adattamento a fontana. Le bocche delle protomi leonine vennero, in tale occasione, forate per l’inserimento delle piastre e delle cannule di ferro per la fuoriuscita dell’acqua. Ciò probabilmente determinò la frattura della protome di sinistra e la perdita di alcuni frammenti di entrambe le teste leonine. Si è pertanto provveduto alla rimozione degli ancoraggi di ferro legati al marmo tramite piombo fuso, di una lastra di piombo interposta nella frattura, e delle cannule inserite nelle bocche.

La pulitura è stata effettuata utilizzando metodologie e prodotti adeguati atti ad ottenere un risultato ottimale, senza alterare la materia costitutiva dell’opera.

L’opera è stata spolverata a secco con l’ausilio di pennelli morbidi e lavata con acqua deionizzata. La rimozione dello sporco grasso è stata effettuata con l’ausilio di un detergente anionico (twin 20) diluito in acqua deionizzata al 2%. È stata rimossa la pellicola grigiastra, formatasi sul marmo, attraverso l’applicazione localizzata di impacchi emollienti di argilla assorbente (sepiolite) con interposizione di fogli di carta di riso. Sono state attenuate le varie macchie di diversa natura mediante l’applicazione di impacchi di polpa di cellulosa impregnata di soluzione di carbonato di ammonio in acqua deionizzata al 10%.

La rimozione di residui di calce, cemento ed altro è avvenuta mediante l’utilizzo di bisturi a lama mobile. L’eliminazione di colature e residui di cere è stata effettuata tramite trattamento termico (termocauterio) ed assorbimento con carta di riso. Le incrostazioni calcaree delle mineralizzazioni da deposito sono state rimosse con l’uso di minitrapano e di micromolecole a grana fine. Le macchie verdi, indice di presenza di colonie micotiche, sono state trattate con biocida.

La sezione frontale del sarcofago manifestava un evidente impoverimento della struttura molecolare del marmo e la conseguente tendenza a polverizzarsi. È stato quindi necessario provvedere all’applicazione di un sottile strato di silicato di etile per consolidarla.

Dopo la pulitura, la protome di sinistra è stata riapplicata incollandola con resina epossidica ed è stata assicurata ad un perno di acciaio inossidabile inserito in fori preesistenti. Le polveri, ricche di ossido ferroso, sono state rimosse a secco per evitare che, veicolate dall’acqua di lavaggio, espandessero ulteriormente le macchie rossastre.

Infine, è stato eseguito un trattamento protettivo attraverso l’applicazione di un sottile strato di cera microcristallina disciolta in alcool incolore.

 

Dott. Lisa Sciortino            Dott. Maria Reginella

/

© Museo Diocesano di Monreale 2016