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Ingresso al Museo

L’ingresso al Museo presenta al pubblico un lapidarium di varia natura e provenienza.

Ascrivibile a botteghe romane è il sarcofago “a vasca”,  di grandi dimensioni e privo del coperchio, decorato sulla fronte da due serie di profonde strigilature convergenti al centro, dove è raffigurato un vaso stilizzato. Su ogni angolo è un leone, di cui sporge la protome con ricca criniera, guidato da un venator (cacciatore). Il felino atterra, trattenendolo per il collo, un asino selvatico. L’iconografia è da riconnettere probabilmente con gli spettacoli del circo. Il sarcofago si colloca alla metà del III secolo in base alla resa stilistica delle protomi leonine, prive di ogni sorta di stilizzazione, peculiare dalla seconda metà del secolo. L’opera è probabilmente il primo sarcofago che ospitò le spoglie mortali di re Guglielmo II. Durante i lavori di risistemazione del Palazzo Arcivescovile, commissionati dall’Arcivescovo Domenico Benedetto Balsamo a Monreale dal 1816 al 1844, fu realizzato il piccolo stemma in marmo per essere posto sopra il verisimile sarcofago di Guglielmo, trasformato in fontana e collocato nel giardino del Palazzo. Lo stemma è inserito in una cornice ornata, nelle opposte estremità, da una testina di cherubino alata e da una testa di leone. Attorno allo stemma gira l’iscrizione AUGUSTOS CINERES VILLELMI HÆC URNA MANEBAT HUNC SALUTEM FONTEM CONDECORARE DATUM.

È esposta una coppia di stemmi del Cardinale Ludovico II Torres, in carica dal 1588 al 1609, con le cinque torri disposte a scacchiera. Uno dei due stemmi presenta una testa di capro che con le lunghe corna lo racchiude in parte. Tale raffigurazione, proposta in pochissimi casi, è quella del Bafometto, uno degli emblemi dell’Ordine monastico dei Cavalieri Templari, verosimilmente utilizzato quale simbolo di un iniziato che avesse “raggiunto la consapevolezza”. Il termine ricorre per la prima volta nei verbali del processo contro l’Ordine Templare durante la cui soppressione fu sostenuto dall’Inquisizione che i Cavalieri usassero un Baphomet come parte delle loro cerimonie di iniziazione. Questo fatto, oltre ad altre asserzioni, fece sì che l’Ordine religioso fosse accusato di eresia e idolatria, con l’intento di distruggerlo. Sull'origine del misterioso termine sono state elaborate numerose teorie, tra cui quella che il termine fosse l’unione delle parole greche Baphe e Metis, “battesimo di saggezza”.

Sono esposti frammenti marmorei provenienti dall’Abbazia di Santa Maria del Bosco di Calatamauro (F.E.C.) come la lastra tombale con lo stemma degli olivetani realizzata in  marmi mischi nel 1773; un Frammento di paliotto d’altare, in marmi policromi, opera del XVIII secolo e il Lavabo da sacrestia in marmo, della fine del XVI secolo.

Il vano d’ingresso presenta, inoltre, l’affresco attribuito ad Antonino Spatafora che raffigura la Madonna col Bambino tra San Placido e il Cardinale Alessandro Farnese, realizzato nella seconda metà del XVI secolo.

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© Museo Diocesano di Monreale 2016