guglielmo

Il sogno di Guglielmo

Il tema iconografico del Sogno di Guglielmo si lega indissolubilmente alla nascita di Monreale, sia sotto l’aspetto storico che religioso. Infatti, secondo un’antica tradizione re Guglielmo II detto il Buono, assai devoto alla Madonna, durante una battuta di caccia nei pressi dell’attuale città, si addormentò sotto un albero di carrubo e, apparsa la Vergine, gli indicò un tesoro con il quale una volta riportato alla luce avrebbe costruito una grande Chiesa, intorno alla quale sarebbe sorta Monreale. Questo aspetto saliente della vita del normanno Guglielmo  con enfasi fu inserito nel libro di Francesco Testa, Arcivescovo di Monreale dal 1754 al 1773, intitolato De vita et rebus gestis Guillelmi II Siciliae Regis, stampato nel 1769. Il Sogno di Guglielmo secondo l’interpretazione fornita dall’Arcivescovo Testa si riallaccia al mito della Monarchia normanna, in opposizione alle scelte del Governo centrale che voleva limitare il potere legato ai vasti feudi dei grandi aristocratici ed ecclesiastici. Principale interprete figurativo del tema è il pittore tardo-barocco palermitano Gioacchino Martorana (1735-1779) che dipingerà per il Seminario Arcivescovile di Monreale sia la pala con la Madonna che appare in sogno a Guglielmo II sia la Madonna tra i Santi Pietro, Carlo Borromeo e Filippo Neri. Nel dipinto del Sogno – risalente intorno al 1768-’69 - con vivacità narrativa, sottolineata peraltro dai colori caldi, Martorana presenta le figure principali della composizione su linee diagonali volte a dinamicizzare lo spazio pittorico anche attraverso elementi figurali secondari:  l’arco e le frecce, la sagoma di un castello e i due putti giocosi che raccolgono alcune monete del tesoro. A questo dipinto che “inventa” con forza innovativa l’iconografia del Sogno di Guglielmo, può accostarsi l’incisione del romano Silvestro Pomarede su disegno dello stesso Martorana che tuttavia, pur riproponendo la medesima iconografia, la sviluppa nel formato orizzontale. Tale incisione si trova inserita nel citato libro su Guglielmo II dell’Arcivescovo Testa. Probabilmente sempre su disegno del Martorana è il grande arazzo col medesimo tema opera di manifattura napoletana degli anni ’60 del Settecento, attribuito a Pietro Duranti che mirabilmente traduce nella tecnica della tessitura la pittura dall’ampia stesura cromatica. In età neoclassica al tema del Sogno si connette il successivo e consequenziale momento: il Rinvenimento del Tesoro di Guglielmo II con alcuni dipinti che, nella complessa articolazione di gruppi di figure entro il paesaggio, possono leggersi non più come pittura religiosa bensì come “quadri di storia”. Si citano al riguardo il grande dipinto, del 1797-‘98 circa, di Giuseppe Velasco (Monreale, Complesso Guglielmo II) e il suo bozzetto (1796, Acireale, Pinacoteca Zelantea) e la copia del primo Ottocento del calatino Giuseppe Vaccaro (1814 circa, Caltagirone, Museo Civico).

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