Francesco Testa

Francesco Testa nacque a Nicosia nel 1704, da famiglia patrizia originaria di Pisa. Studiò da autodidatta i classici latini. A Palermo studiò filosofia e giurisprudenza. Nel 1735 pubblicò la Relazione delle feste in Palermo per l’incoronazione di Carlo III. Nel 1737 fu eletto Giudice ecclesiastico del Concistoro. Nel 1743 scrisse Brevi ragionamenti sopra la dignità, ed obblighi dello stato ecclesiastico; in occasione della peste che colpì Messina nel 1743, Testa pubblicò la Relazione storica della peste che attaccassi in Messina nel 1743, scritta in italiano, che ampliò ancora di più la sua fama di uomo colto e dotto; tra le pubblicazioni vanno citati Descrizione delle feste fatte nella città di Monreale in occasione d’essersi coronato il venerando insigne simulacro della Vergine Santissima detta del Popolo ovvero Santa Maria la Nuova, nel 1762; nel 1769 pubblicò De vita et rebus gestis Guglielmi II Siciliæ Regis Monregalensis Eccelsiæ funditor e nel 1775 il De vita et rebus gestis Federici II Siciliæ Regis. Nel 1747 venne eletto Vicario capitolare di Palermo e nel 1748 fu nominato Vescovo di Siracusa dove commissionò il perfezionamento della parte superiore della Cattedrale, collocando, al centro della facciata, la bellissima statua della Vergine e ai lati quelle di San Marziano, primo Vescovo di Siracusa, e Santa Lucia, Patrona della città. Fece poi collocare le statue dei Santi Pietro e Paolo dinanzi al vestibolo della chiesa. Queste opere, realizzate da Marabitti, furono donate al prelato in forma di bozzetto in terracotta e legno dorato che le portò con sé a Monreale dopo la nomina nel 1754. Nella cittadina normanna si prese cura del Palazzo del Seminario Arcivescovile, ampliandolo e ornandolo con stucchi e dipinti realizzati da Gioacchino Martorana. Nel 1762 fece risistemare l’antisacrestia del Duomo ornandola con pregevoli affreschi. Fece realizzare a proprie spese l’altare in argento a Roma dall’orafo Luigi Valadier tra il 1765 e il 1773. Il prezioso manufatto, decorato da scene della vita della Vergine, è completato sulla sezione apicale da sei statue che raffigurano Santa Rosalia, San Benedetto, San Paolo, San Pietro, San Castrense e San Luigi, ciascuna delle quali ha un preciso riferimento alle devozioni legate al Duomo di Monreale. Per migliorare la situazione viaria della cittadina fece costruite una nuova strada di collegamento con Palermo facendo scavare i fianchi della montagna. Ornò la strada di pilastri sormontati da grandi vasi ornamentali, di sedili e di fontane realizzate a sue spese, che da una parte servivano da abbeveratoi per gli animali da tiro e dall'altra creavano arredo e abbellivano l’ingresso alla città. Le fontane superstiti, realizzate nel 1767 e nel 1768 dal Marabitti, sono quella del “Pescatore” e quella del “Drago”, inserite nello scenario naturale. Nel 1770 commissionò il rifacimento dell’attuale portico compreso fra le torri della facciata principale del Duomo, su progetto del sacerdote monrealese Antonino Romano. Attraverso gli inventari si evince il cospicuo ruolo svolto dal Testa come committente di opere d'arte, tra le quali numerosi parati sacri su cui risalta il suo stemma. Nella cappella di San Benedetto, al Duomo, è il monumento funebre che lo ritrae in adorazione, realizzato da Ignazio Marabitti nel 1785. La figura del prelato è inginocchiata in posa devota verso la Gloria di San Benedetto.

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