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Lampada pensile con lo stemma dell’Arcivescovo Francesco Testa

Esecuzione dei lavori Giuseppe Mercurio

Provenienza Cattedrale di Monreale

Collocazione Museo Diocesano di Monreale

Oggetto Lampada pensile con lo stemma dell’Arcivescovo Francesco Testa

Materiale argento sbalzato e cesellato

Misure cm 110 x 40

Datazione 1769

Attribuzione Antonino Maddalena

Inizio Lavori 10 gennaio 2011

Fine Lavori 18 marzo 2011

L’intervento di restauro sul Repositorio in argento di produzione palermitana rientra nel progetto di collaborazione intrapreso dal 2010 tra la Soprintendenza BB.CC.AA. di Palermo e il Museo Diocesano di Monreale.

Francesco Testa, Arcivescovo di Monreale, commissionò molti manufatti d’argento alcuni sopravvissuti al tempo come la lampada pensile, realizzata secondo il gusto dell’epoca ed oggi esposta al Museo Diocesano di Monreale. È tripartita da carnose volute alle quali sono agganciate le catenelle, lavorate a maglie traforate, che la sorreggono. La sezione centrale è ornata dallo stemma dell’Arcivescovo, dalla stella a otto punte stemma della città di Monreale, e dall’immagine del Patrono San Castrense. La parte inferiore e quella apicale sono accomunate dalla medesima decorazione a squame. Sul manufatto è impressa l’aquila di Palermo a volo alto, il marchio AMD dell’argentiere palermitano Antonino Maddalena e la sigla (FDF)69, parzialmente leggibile e riferibile a Felice Di Filippo, che ricoprì la carica di console della maestranza degli orafi e argentieri di Palermo dall’1 luglio 1769 al 3 luglio 1770.

Il pregiato manufatto mostrava i segni e i danni provocati dall’uso. La superficie in argento era interessata da una discreta solfurazione e da efflorescenze saline localizzate, oltre che da sporco.

Dal momento che l’opera era interessata da vari fattori di degrado, riguardanti la maggior parte dei suoi elementi costitutivi, è stato necessario procedere a uno smontaggio integrale, per consentire la pulitura e il consolidamento delle parti metalliche. La pulitura dell’argento è stata condotta con il tradizionale metodo micro-abrasivo con acqua e bicarbonato di sodio mentre le efflorescenze saline sono state rimosse con soluzioni complessanti.

Al termine delle operazioni di restauro, le lamine in argento sono state protette con vernice nitrocellulosica e rimontate.

Dott. Lisa Sciortino

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